#07 - Oratorio Di San Sebastiano
In piazza Giuseppe Garibaldi, a poca distanza dalla Porta del borgo, sussiste l’oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano dipendente dalla chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo; lo stabile, con la sua mole, domina questa parte dell’abitato (figg. 1-2).
Le fonti al momento tacciono sulle origini dell’edificio religioso anche se appare plausibile la sua costruzione nella seconda metà del Quattrocento quando il castello di Roccatederighi, sottoposto al dominio senese e amministrato dal Comune locale, conosce un periodo di stabilità politica ed economica.
Dalla fine del Medioevo l’oratorio è il luogo di culto dei Battuti Bianchi, poi compagnia di San Sebastiano, chiamati così per il colore delle cappe e per l’uso dei flagelli durante i rituali religiosi. Nella seconda metà del Cinquecento sono avviati consistenti lavori di ristrutturazione e la costruzione della sagrestia, ma il rallentamento del cantiere obbliga i confratelli a riunirsi nella vicina chiesa di Santa Maria. Dalla seconda metà del Seicento il sodalizio laicale, il più importante del paese, conta un numero cospicuo di membri e dalla gestione del patrimonio immobiliare – costituito da case e terreni – erano ottenute le risorse necessarie per la celebrazione delle festività religiose e per l’assistenza dei confratelli.
Nel 1786, similmente agli altri sodalizi laicali del paese, anche la compagnia di San Sebastiano è soppressa per ottemperare alle disposizioni granducali, ma nel 1791 viene ripristinata. Nel 1860 l’orario è in gran parte ristrutturato ed è favorita la realizzazione di una pregevole facciata qualificata da elementi architettonici di pregio (figg. 3-4); tale iniziativa coincide con la ripresa delle antiche consuetudini dei flagellanti i cui riti, nel complesso scenario sociale di Roccatederighi, non sempre erano accettati con favore da parte di alcuni abitanti del paese poiché reputati cruenti e inutili.
Nel 1928 è ricostituita la compagnia con un nuovo statuto e nel 1931 sono finanziati alcuni interventi di restauro. Nel 1956 il parroco del paese, don Astutillo Pellegrini (1910-1991) di Roccatederighi, attraverso il contributo della popolazione e della Società Montecatini, promuove l’aggiornamento della fabbrica e la riedificato l’altare, quest’ultimo dedicato alle vittime del lavoro; in questa circostanza nel campanile è posizionata la campana donata dal re d’Italia Umberto II di Savoia.
L’edificio religioso rappresenta un raro esempio di architettura neoclassica dell’area grossetana. All’interno dell’oratorio sono conservate opere d’arte e suppellettili ecclesiastiche, parte delle quali legate alle attività promosse, durante i secoli, dalla compagnia laicale tra le quali si distingue la statua di San Sebastiano (fig. 5), realizzata nella prima metà del XIX secolo dall’ebanista Antonio Rossi, lo stendardo processionale di Giovanni Giuseppe de Matteis da Sticciano datato al 1701 (fig. 6) e il Cristo deposto, quest’ultimo collocato nella teca dell’altare e donato nel 1943 dall’avvocato Narciso Mori (fig. 7).
Fonte: Caporali A., “Repertorio degli edifici religiosi”, in Roccatederighi. Un borgo medievale delle Colline Metallifere tra Arte, Storia e Architettura, a cura di A. Caporali, Arcidosso (GR), Edizioni Effigi, 2019, pp. 137-186; Scapin P., “La memoria del sacro: il corredo liturgico devozionale delle chiese di Roccatederighi”, in Roccatederighi. Un borgo medievale…cit., pp. 226-255.
Galleria

Fig. 1
Veduta aerea dell’Oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano (foto: Andrea Boncioli)
View more
Fig. 2
Veduta dell’Oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano da via Vittorio Emanuele II (foto: Alessio Caporali)
View more
Fig. 3
Oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano, veduta (foto: Alessio Caporali)
View more
Fig. 4
Oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano, veduta (foto: Alessio Caporali)
View more
Fig. 5
Antonio Rossi, San Sebastiano, secondo quarto del XIX secolo (foto Alessio Caporali)
View more
Fig. 6
Giovanni Giuseppe de Matteis, Stendardo processionale, 1701 (foto: Alessio Caporali)
View more
Fig. 7
Teca dell’altare, Cristo deposto, prima metà del XX secolo (foto: Alessio Caporali)
View more