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900 anni della nostra storia

Origini. Roccatederighi è l’antica Rocca Nossina citata in un documento del 29 agosto 1110 in cui compare un Rinaldo di Tederigo. Il nome di Roccatederighi, a partire dal 1239, sarebbe poi derivato dalla  famiglia dominante dei Tederigi.

Medioevo. Nel 1294 i signori della Rocca iniziarono a vendere al Comune di Siena le loro quote di possedimenti e diritti su questo castello; l’ultima vendita risulta conclusa nel 1323, quando Tora di Bolgaruccio moglie di Boccio d’Inghiramo, conte di Biserno, vendette la residua parte del castello comprese le miniere. Nella prima metà del 1300 Roccatederighi apparteva completamente a Siena che poi la donò nel 1369 alla famiglia Salimbeni. Qui Niccolò Salimbeni individuò il suo quartier generale giudicandola in posizione ideale al controllo della Val di Merse. Il dominio dei Salimbeni durò fino alla loro caduta, nel 1404, quando i rappresentanti del Comune della Rocca conclusero un patto di sottomissione a Siena che li liberava definitivamente dai Salimbeni. Espressione della ritrovata libertà fu poi la redazione del primo Statuto, nel 1406,  riformato e migliorato nel 1452.

L'epoca degli statuti. Il Palio storico dei ciuchi, tradizione ancora in auge e seguita ogni anno da migliaia di persone, fa riferimento a questo evento: la ritrovata libertà e l’approvazione dello Statuto, come segno per la comunità di partecipazione collettiva e autonomia nella gestione della cosa pubblica, del proprio territorio e delle proprie risorse. Autonomia che ovviamente aveva come limite la soggezione alla città dominante di Siena, a cui spettava, oltre che l’amministrazione della giustizia, la riscossione delle tasse, i censi, dettare alleanze politiche e militari Roccatederighi restò sotto Siena fino alla caduta della sua Repubblica, nel 1554. Per la cronaca durante la campagna militare del 1553 le armate del marchese di Maragliano distrussero completamente Roccatederighi lasciando giungere fino ai nostri giorni solo la porta di ingresso.

I signori-padroni. Nel 1618 Cosimo II dei Medici la costituì in feudo, investendo Giovan Cristofano Malaspina di Mulazzo con il titolo di Marchese, analogamente al vicino castello di Montemassi. Successivamente i Malaspina vendettero il feudo a Giovan Domenico Cambiaso di Genova.Con le riforme leopoldine Il Granduca impose a tutti i eudatari il pagamento di una provvigione annua di mille lire. Il Marchese Cambiaso decise quindi di rinunciare al diritto feudale sulla Rocca. Con gli sconvolgimenti napoleonici, Sua Maestà la Regina Reggente Maria Luisa concesse di nuovo in feudo i castelli di Roccatederighi e Montemassi a Vincenzo Salucci di Livorno come attestato della riconoscenza per i servizi da lui resi a Lodovico I.

Gli ultimi 150 anni. Dopo l'unità d'Italia il paese seguì le sorti di altri centri minori della Maremma, alternando periodi di crescita demografica e benessere ad altri di depressione e spopolamento. Nel corso degli ultimi 150 anni Roccatederighi, in quattro diverse occasioni, ha intrapreso - senza successo - l’iter per ottenere lo status di Comune e staccarsi da Roccastrada. L’ultima volta alla metà degli anni Settanta del secolo scorso. 

 

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